201504.02
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Regime Patrimoniale: Egitto

EGITTO – REGIME PATRIMONIALE: REGIME LEGALE

 Si espone la seguente fattispecie: Tizio, cittadino egiziano residente in Italia e munito di carta di soggiorno a tempo indeterminato, acquista nel 2012 un immobile dichiarando in atto di essere coniugato con cittadina egiziana, che la propria vita matrimoniale è prevalentemente localizzata in Egitto, ove non esiste il regime della comunione legale dei beni, e che pertanto l’acquisto è a titolo personale.

Tizio oggi deve vendere quanto come sopra acquistato.

Si pongono, pertanto, i seguenti quesiti:

– se in Egitto non esiste regime della comunione legale dei beni;

– se esiste documentazione a suffragio di cui si possa richiedere l’esibizione;

– fino a che punto il notaio possa pretendere di accertare la veridicità di tali circostanze e affermazioni.

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L’art. 30 della legge 31 maggio 1995, n. 218, prevede che i rapporti patrimoniali tra coniugi sono regolati dalla legge applicabile ai loro rapporti personali che, secondo l’art. 29 è la loro legge nazionale comune o, se hanno diverse cittadinanze o più cittadinanze comuni, quella dello Stato nel quale la loro vita matrimoniale è prevalentemente localizzata.

Si è al riguardo sottolineato come la concreta individuazione del luogo in cui la vita matrimoniale è prevalentemente localizzata è una questione di fatto che può risultare di difficilissima soluzione, sebbene questo coincida, nella normalità dei casi, con la residenza comune dei coniugi, intesa come residenza effettiva ed abituale (Salerno Cardillo, Regime patrimoniale tra coniugi nel diritto internazionale privato italiano, Collana CNN, Milano, 1998, 20).

Nel caso in esame, quindi, trattandosi di coniugi egiziani, si deve fare riferimento alla legge egiziana, che in via generale è un ordinamento islamico che non prevede un regime di comunione legale dei beni (Calò, Egitto – Diritto internazionale privato – Regime patrimoniale della famiglia, in BDN, 23 luglio 2001).

Ciò posto, la disciplina dell’art. 30 della legge 218/1995 non esaurisce la questione, poiché il nostro sistema di diritto internazionale privato contempla anche l’istituto del rinvio (rinvio ad un altro ordinamento che può essere all’ordinamento italiano, c.d. “rinvio indietro”; ovvero ad un terzo ordinamento straniero, c.d. “rinvio oltre”. Cfr. Salerno Cardillo, Regime patrimoniale tra coniugi nel diritto internazionale privato italiano, cit., 14).

L’art. 13 della legge 218 stabilisce, infatti, che quando “è richiamata la legge straniera, si tiene conto del rinvio operato dal diritto internazionale privato straniero alla legge di un altro Stato: a) se il diritto di tale Stato accetta il rinvio; b) se si tratta di rinvio alla legge italiana”.

Occorre, quindi, tener conto anche delle norme di diritto internazionale privato dell’ordinamento al quale l’applicazione del criterio di collegamento conduce: nel nostro caso, le norme – o i principi – di diritto internazionale privato che valgono nell’ordinamento egiziano.

Sul punto, l’art. 13 del codice civile egiziano, che disciplina i Rapporti personali e patrimoniali fra coniugi, stabilisce che “Gli effetti del matrimonio, compresi quelli riguardanti il patrimonio, saranno sottoposti alla legge dello Stato di appartenenza del marito al momento della celebrazione del matrimonio”.

Le leggi egiziane in materia di stato personale e familiare (legge n. 25 del 1920 in materia di mantenimento e alcune questioni di statuto personale; legge n. 25 del 1929 relativa a talune disposizioni dello Statuto Personale; legge n. 100 del 1985 che modifica il decreto-legge n. 25 del 1920 e 1929) non si occupano di regolamentare il regime patrimoniale della famiglia, né prevedono alcuna forma di proprietà comune tra i coniugi (Bernard-Maugiron, Personal Status law in Egypt, Cairo, 2010).

In particolare, l’art. 1 della legge 25/1920 si limita a stabilire che il marito ha il dovere di mantenere la moglie, mentre l’art. 112 del codice privato Qadri afferma che la moglie conserva i propri beni personali senza essere costretta ad impiegare né questi ultimi, né la propria dote, per l’acquisto di un “corredo”.

Tali disposizioni vengono interpretate, in termini giuridici occidentali, come vigenza del regime di separazione dei beni (Sami A. Aldeeb Abu-Sahlieh, Les régimes matrimoniaux en droits arabe et musulman – cas de l’Egypte et du Maroc: normes matérielles et normes de conflit, in E-SDC n° 8 del giorno 11 giugno 2007).

Nonostante, poi, manchi un’apposita disciplina delle convenzioni matrimoniali, si è ipotizzata la possibilità di inserire nel contratto di matrimonio accordi aventi contenuto patrimoniale (Sami A. Aldeeb Abu-Sahlieh, Les régimes matrimoniaux en droits arabe et musulman, cit.).

In ragione di tale eventualità, probabilmente la via consigliabile al notaio per accertare la dichiarata non ricorrenza di una diversa convenzione matrimoniale è quella di richiedere alla parte l’esibizione di un estratto del “contratto” di matrimonio.