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RASSEGNA NOVITÀ GIURISPRUDENZIALI N. 46/2015

RASSEGNA NOVITÀ GIURISPRUDENZIALI N. 46/2015

(N.B. Le massime contraddistinte dall’asterisco * sono state predisposte dal redattore verificando il testo integrale della decisione; le altre sono massime ufficiali tratte dal CED della Corte di Cassazione).

Si avvisa che il prossimo numero della rassegna sarà pubblicato il 14 gennaio 2016.

CONDOMINIO

Cassazione, sentenza 18 settembre 2015, n. 18344, sez. II civile

I) COMUNIONE DEI DIRITTI REALI – CONDOMINIO NEGLI EDIFICI – Seminterrato – Condominialità – Configurabilità – Pluralità di edifici orizzontali autonomi (case a schiera) – Possibilità – Condizioni.
In tema di condominio, in considerazione del rapporto di accessorietà necessaria che lega le parti comuni dell’edificio, elencate in via esemplificativa dall’art. 1117 c.c., alle proprietà singole, delle quali le prime rendono possibile l’esistenza stessa o l’uso, la condominialità di un seminterrato non è esclusa per il solo fatto che le costruzioni sovrastanti siano realizzate, anziché come porzioni di piano l’una sull’altra (condominio verticale), quali proprietà singole in sequenza (villette a schiera, condominio in orizzontale), poiché la nozione di condominio è configurabile anche nel caso di immobili adiacenti orizzontalmente in senso proprio, purché dotati delle strutture portanti e degli impianti essenziali indicati dal citato art. 1117.
II) COMUNIONE DEI DIRITTI REALI – CONDOMINIO NEGLI EDIFICI – CONTRIBUTI E SPESE CONDOMINIALI – SPESE DI MANUTENZIONE (RIPARTIZIONE) – RINUNZIA ALLA COMPROPRIETÀ – Beni comuni – Condominialità necessaria o strutturale e condominialità funzionale – Distinzione – Divieto di vendita separata o di rinunzia – Ambito – Fattispecie.
La rinuncia di un condominio al diritto sulle cose comuni è vietata, ai sensi dell’art. 1118 c.c., in caso di condominialità “necessaria” o “strutturale”, per l’incorporazione fisica tra cose comuni e porzioni esclusive ovvero per l’individibilità del legame attesa l’essenzialità dei beni condominiali per l’esistenza delle proprietà esclusive, non anche nelle ipotesi (nella specie, un locale seminterrato) di condominialità solo “funzionale” all’uso e al godimento delle singole unità, che possono essere cedute anche separatamente dal diritto di condominio sui beni comuni.

CONTRATTO PRELIMINARE
* Cassazione, sentenza 9 dicembre 2015, n. 24852, sez. II civile
CONTRATTI – VENDITA – Preliminare – Esecuzione in forma specifica – Immobile – Irregolarità urbanistica – Nessun incremento della volumetria – Sussiste.
La previsione della nullità, e corrispondentemente la preclusione all’emanazione della sentenza costitutiva dell’effetto traslativo della proprietà dell’immobile, non è applicabile all’immobile costruito sulla base di regolare concessione edilizia, nel quale sono state eseguite alcune modifiche interne non autorizzate, che non ne hanno mutato per nulla la volumetria. Nel caso in cui l’immobile, munito di regolare concessione e di permesso di abitabilità, non annullati né revocati, abbia un vizio di regolarità urbanistica non oltrepassante la soglia della parziale difformità rispetto alla concessione non sussiste alcuna preclusione all’emanazione della sentenza costitutiva, perché il corrispondente negozio di trasferimento non sarebbe nullo ed è, pertanto, illegittimo il rifiuto del promittente venditore di dare corso alla stipulazione del definitivo, sollecitata dal promissario acquirente.

DIVISIONE

Cassazione, sentenza 26 novembre 2015, n. 24151, sez. II civile

DIVISIONE EREDITARIA – D iritto di prelazione – Carattere personale – Intrasmissibilità.

Ai sensi dell’art. 732 c.c., atteso il carattere personale e intrasmissibile del diritto di prelazione in tema di divisione ereditaria, il soggetto che succede al coerede retraente può proseguire il giudizio già introdotto da o nei confronti di quest’ultimo, al fine di accertare l’avvenuto riscatto da parte del de cuius . Diversamente, non può esercitare, in proprio, alcun diritto di riscatto, non essendo titolare di analogo diritto di prelazione.

La ratio dell’istituto previsto dall’art. 732 c.c., e della limitazione alla libertà negoziale che da esso discende, risiede nell’esigenza di assicurare la persistenza e l’eventuale concentrazione della titolarità dei beni comuni in capo ai primi successori, facilitando la formazione delle porzioni ed impedendo che nei rapporti tra coeredi si inseriscano estranei, tali dovendosi ritenere quelli che non sono compartecipi della comunione ereditaria in qualità di eredi del de cuius.

EDILIZIA

* Consiglio di Stato, sentenza 24 novembre 2015, n. 5328, sez. VI

EDILIZIA E URBANISTICA – ABUSI EDILIZI – Lottizzazione abusiva – Segnali indicatori – Individuazione.

La cd. lottizzazione abusiva (materiale o anche solo negoziale) configura una tipologia di abusivismo di particolare gravità in base alla presenza di alcuni segnali indicatori: mero inizio di opere edilizie, o anche soltanto suddivisione di un’area più o meno estesa in lotti, con modalità tali da far supporre “la destinazione a scopo edificatorio”, mediante opere concretamente idonee a stravolgere l’assetto territoriale preesistente: situazioni, quelle sopra descritte, corrispondenti rispettivamente a lottizzazione c.d. “materiale”, o anche solo “negoziale” e tali da giustificare l’adozione di severe misure repressive. La nozione di lottizzazione abusiva – figura di formazione giurisprudenziale, la cui compiuta disciplina legislativa risale alla legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere abusive) – non deve confondersi con l’effettuazione di qualsiasi pur ampio intervento edificatorio non autorizzato, o non compatibile con la disciplina urbanistica vigente (oggetto di sanzioni apposite nel medesimo T.U. n. 380 del 2001). Una lottizzazione abusiva può infatti individuarsi solo in presenza della preordinata trasformazione di una porzione di territorio, in modo tale da aggiungere una nuova e composita maglia al tessuto urbano, con conseguente necessità – per la consistenza innovativa dell’intervento – di costituzione o integrazione della necessaria rete di opere di urbanizzazione

Cassazione, sentenza 24 settembre 2015, n. 38799, sez. III penale

I) EDILIZIA – Lottizzazione abusiva – Integrazione a titolo di colpa – Configurabilità – Ragioni – Fattispecie.

Il reato di lottizzazione abusiva, che è a consumazione alternativa, potendosi realizzare sia per il difetto di autorizzazione sia per il contrasto con le prescrizioni della legge o degli strumenti urbanistici, può essere integrato anche a titolo di sola colpa.

(Fattispecie di acquisto, come autonome residenze private, di unità immobiliari facenti parte di complesso turistico – alberghiero).

II) EDILIZIA – Complesso alberghiero – Vendita a privati – Mutamento di destinazione d’uso – Lottizzazione abusiva – Integrazione – Condizioni.

La modifica di destinazione d’uso di un complesso alberghiero realizzata, sin dal sorgere dell’edificio, attraverso la vendita di singole unità immobiliari a privati configura il reato di lottizzazione abusiva, laddove manchi una organizzazione imprenditoriale preposta alla gestione dei servizi comuni e alla concessione in locazione dei singoli appartamenti compravenduti secondo le regole comuni del contratto d’albergo, atteso che in tale ipotesi le singole unità perdono la originaria destinazione d’uso alberghiera per assumere quella residenziale.

FALLIMENTO

Cassazione, ordinanza 20 ottobre 2015, n. 21286, sez. VI – 1 civile

FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI – FALLIMENTO – APERTURA (DICHIARAZIONE) DI FALLIMENTO – IMPRESE SOGGETTE – SOCIETÀ – Società cancellata dal registro delle imprese – Richiesta di fallimento nel termine di cui all’art. 10 l.fall. – Legittimazione del liquidatore alla proposizione della domanda di concordato preventivo – Esclusione – Questione di legittimità costituzionale – Manifesta infondatezza.

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, per contrarietà agli artt. 3 e 24 Cost., del combinato disposto degli artt. 2495 c.c. e 10 l.fall., che impediscono al liquidatore della società cancellata dal registro delle imprese, di cui, entro l’anno dalla cancellazione, sia domandato il fallimento, di richiedere il concordato preventivo. Quest’ultima procedura, infatti, diversamente dalla prima, che ha finalità solo liquidatorie, tende alla risoluzione della crisi di impresa, sicché l’intervenuta e consapevole scelta di cessare l’attività imprenditoriale, necessario presupposto della cancellazione, ne preclude “ipso facto” l’utilizzo, per insussistenza del bene al cui risanamento essa dovrebbe mirare; né l’istanza concordataria può essere intesa come uno dei mezzi attraverso i quali si esplica il diritto di difesa del fallendo in sede di istruttoria prefallimentare.

Cassazione, sentenza 1° ottobre 2015, n. 19654, sez. I civile

FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI – FALLIMENTO – APERTURA (DICHIARAZIONE) DI FALLIMENTO – IMPRESE SOGGETTE – PICCOLO IMPRENDITORE – Requisiti – Capitale investito nell’azienda – Portata dell’art.1, comma 2, lett. a), l.fall. dopo la novella del d.lgs. n. 5 del 2006 – Criteri di valutazione – Riferimento ai parametri contabili validi per la formazione del bilancio – Obbligatorietà – Fondamento – Immobilizzazioni materiali – Costo storico al netto degli ammortamenti.

In tema di presupposti dimensionali per l’esonero dalla fallibilità dell’imprenditore commerciale, nella valutazione del capitale investito, ai fini del riconoscimento della qualifica di piccolo imprenditore, trovano applicazione i principi contabili, cui si richiama il legislatore nell’art. 1, comma 2, lett. a), l.fall. (nel testo modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006, applicabile “ratione temporis”, ed anche successivamente in quello sostituito dal d.lgs. n. 169 del 2007) e di cui è espressione l’art. 2424 c.c., sicché, con riferimento agli immobili iscritti tra le poste attive dello stato patrimoniale, opera – al pari che per ogni altra immobilizzazione materiale – il criterio di apprezzamento del loro costo storico al netto degli ammortamenti, quale risultante dal bilancio di esercizio, ai sensi dell’art. 2426, numeri 1 e 2, c.c., e non il criterio del valore di mercato al momento del giudizio.

SERVITÙ

* Cassazione, sentenza 9 dicembre 2015, n. 24853, sez. II civile

DIRITTI REALI – SERVITU’ – Di passaggio – Immobile – Frazionamento catastale – Disposizione dell’originario proprietario del fondo – Condizioni.

La disposizione dell’originario proprietario del fondo, successivamente diviso, idonea ad impedire, ai sensi dell’articolo 1062, secondo comma, c.c., la costituzione della servitù per destinazione del padre di famiglia non deve necessariamente intervenire contestualmente alla divisione del fondo stesso, ben potendo essere effettuata in un momento anteriore e anche in maniera implicita, purché sia resa nota o conoscibile all’acquirente.

Le ammissioni rese dalla parte in sede di interrogatorio formale non hanno efficacia confessoria piena, ai sensi degli articoli 2733 e 2734 c.c., ove siano accompagnate da dichiarazioni aggiunte idonee a modificare o estinguere gli effetti della confessione, dovendo in tal caso essere valutate dal giudice secondo il suo prudente apprezzamento, tenendo conto sia del loro contenuto unitario e complessivo sia delle risultanze delle altre acquisizioni probatorie.

SOCIETÀ DI CAPITALI

* Cassazione, sentenza 2 dicembre 2015, n. 24559, sez. I civile

SOCIETÀ DI CAPITALI – Quote – Trasferimento

La prelazione attribuita al socio esclude il diritto dello stesso a vedersi assegnata coattivamente la quota. Il patto di prelazione ha di regola natura parasociale, rileva solo sul piano obbligatorio e non è opponibile ai terzi; tuttavia è innegabile che il patto inserito nell’atto costitutivo acquisisca rilevanza per l’organizzazione della società ed efficacia reale opponibile anche al terzo acquirente.

SUCCESSIONI

* Cassazione, sentenza 4 dicembre 2015, n. 24755, sez. I civile

SUCCESSIONI – TESTAMENTO – Olografo – Eredità- Reintegrazione della quota di legittima – Azione di riduzione – Beni in natura – Condizioni.

La reintegrazione della quota di legittima, conseguente l’esercizio dell’azione di riduzione, va effettuata con beni in natura, salvi i casi eccezionalmente previsti dall’art. 560 secondo e terzo comma cod. proc. civ. per la riduzione dei legati e delle donazioni.

Quando la riduzione riguarda le disposizioni a titolo universale con le quali sono stati nominati eredi testamentari, il legittimario pretermesso, ottenendo la reintegrazione della quota di legittima, acquista la qualità di erede pro-quota, che lo rende partecipe della comunione ereditaria nella misura della frazione prevista dagli artt. 537 e segg. cod. civ. Ne deriva che il giudice, nell’accogliere la domanda di riduzione, deve dichiarare, non quale sia il valore economico della quota di eredità spettante al legittimario, ma quali siano i beni ereditari e quale sia la quota di partecipazione del legittimario alla proprietà degli stessi.

La divisione disposta con testamento, nella quale il testatore non abbia contemplato le posizioni di alcuno dei legittimari è nulla, ai sensi dell’art. 735 cod. civ., e tale nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse ed è rilevabile d’ufficio dal giudice.

Al legittimario che ottiene la reintegrazione della quota di riserva mediante l’attribuzione di beni in natura spetta la corresponsione, da parte dell’erede testamentario, dei frutti dei beni ereditari con decorrenza dal momento dell’apertura della successione e nella misura corrispondente alla quota astratta di eredità spettante al legittimario su tali beni.

Nel reintegrare la quota di legittima in natura, mediante il riconoscimento della partecipazione del legittimario alla comunione ereditaria nei limiti della frazione prevista dalla legge, il giudice deve disporre la trascrizione, nei pubblici registri immobiliari, della quota di comproprietà sui beni ereditari, adeguatamente individuati, spettante al legittimario e, correlativamente, delle quote di comproprietà spettanti agli eredi testamentari.

* Cassazione, sentenza 2 dicembre 2015, n. 24521, sez. II civile

SUCCESSIONE LEGITTIMA E NECESSARIA – Riduzione delle donazioni

Quando l’attore, quale erede legittimo e legittimario, ha proposto domanda di riduzione di atti di donazione lesivi della quota di riserva a lui spettante ai sensi degli artt. 536 e segg. c.c., legittimamente il giudice di merito, a seguito della interpretazione della domanda giudiziale, può ritenere che tale domanda si estenda anche alla riduzione delle disposizioni contenute nel testamento del de cuius che sia stato prodotto in corso di causa e di cui l’attore legittimario non conosceva l’esistenza, quando dal tenore della sua pretesa risulti che l’attore intenda comunque conseguire la quota di legittima spettantegli ex lege .

TRIBUTI

*Cassazione, ordinanza 3 dicembre 2015, n. 24672, Sez. VI – 5 civile

Imposta di registro – cessione di quote – plurima imposizione in misura fissa – sussiste

Nel caso di cessione di più quote di una società di persone l’imposta di registro deve essere versata in misura fissa tante volte quante sono le partecipazioni cedute. Non rileva in proposito se l’atto della cui registrazione qui si tratta abbia come finalità ultima quella del “riassetto della compagine sociale, per il tramite della stipulazione o la modifica di patti” (para)sociali, poiché ciò non varrebbe ad attribuire quella unitarietà/derivatività per effetto della quale la legge di registro consente che si faccia applicazione di un’unica imposizione. Neppure rileva alcuna problematica di corrispettività della tassa fissa rispetto al “servizio – registrazione”, giacché l’assunto secondo cui è “l’atto in quanto tale” che sconta la tassa, a prescindere dal numero delle pattuizioni ) che sono in esso contenute è manifestamente contraddetto proprio dalla espressa previsione normativa contenuto nell’art. 21 del TUR che non avrebbe ragione di esistere se la tassa di registro fosse mera controprestazione del “servizio amministrativo di pubblicità-notizia” (perciò parametrata al solo costo del servizio).

*Cassazione, ordinanza 10 dicembre 2015, n. 24963. Sez. VI

Imposta di registro – agevolazione prima casa – mancato trasferimento della residenza – causa di forza maggiore – sussiste

L’art. 2 del D.L. n. 12 del 1985 richiede, ai fini della fruizione dei benefici cd. prima casa, previsti in caso di acquisto di immobile in altro Comune, che l’acquirente vi trasferisca la residenza, rilevante per il godimento dell’agevolazione, entro il termine di diciotto mesi dall’acquisto. Tale trasferimento, presupposto del beneficio in parola e provvisoriamente accordato, costituisce un obbligo del contribuente verso il fisco, dovendosi tuttavia tenere conto di eventuali ostacoli nell’adempimento di tale obbligazione, caratterizzati dalla non imputabilità alla parte obbligata e dall’inevitabilità ed imprevedibilità dell’evento. Di talché, il mancato stabilimento nei termini di legge della residenza non implica la decadenza dall’agevolazione, allorché tale evento sia dovuto a causa di forza maggiore sopravvenuta rispetto alla stipula dell’acquisto.

VENDITA

* Cassazione, sentenza 30 novembre 2015, n. 24397, sez. II civile

CONTRATTI – COMPRAVENDITA – Agente immobiliare – Acquisto immobile – Preliminare di preliminare – Diritto alla provvigione- Sussiste.

La stipula di un contratto preliminare di preliminare, ossia di un accordo in virtù del quale le parti si obblighino a concludere un successivo contratto che preveda anche solamente effetti obbligatori è valido ed efficace, e dunque non è nullo per difetto di causa, ove sia configurabile un interesse delle parti, meritevole di tutela, ad una formazione progressiva del contratto, fondata su una differenziazione dei contenuti negoziali, e sia identificabile la più ristretta area del regolamento di interessi coperta dal vincolo negoziale originato dal primo preliminare. La violazione di tale l’accordo, poiché contraria a buona fede, fa scattare una responsabilità contrattuale da inadempimento di una obbligazione specifica sorta nella fase precontrattuale.

* Cassazione, sentenza 26 novembre 2015, n. 24144, sez. II civile

VENDITA DI COSA PARZIALMENTE ALTRUI – Status soggettivi dei contraenti – Applicazione della disciplina – Irrilevanza.

L’ipotesi di vendita di cosa solo parzialmente altrui si configura esclusivamente sulla base della situazione oggettiva della res alienata al momento della stipula del relativo negozio, indipendentemente dagli elementi soggettivi (come la scienza o l’ignoranza della parti al riguardo), che possono riflettersi unicamente sulle conseguenze. Per essa, ancorché la cosa venduta appartenga per quote indivise al venditore e ad un terzo, trova applicazione l’art. 1478 c.c., alla cui stregua il venditore è obbligato a far conseguire al compratore la proprietà del bene, acquistandolo egli stesso dal dominus o procurando, nelle forme previste, direttamente la ratifica del suo operato da parte del dominus stesso. Gli elementi soggettivi, al contrario, possono riflettersi unicamente sulle conseguenze di tale situazione, che sono diverse, a seconda che il compratore sia in buona o mala fede. Nel primo caso, infatti, il compratore può chiedere la risoluzione del contratto nella sua interezza, oltre a rimborsi e risarcimento, quando le circostanze del caso concreto facciano ritenere che non avrebbe acquistato la cosa senza quella parte di cui non è divenuto proprietario; nel secondo caso, invece, nell’ipotesi cioè che il compratore fosse a conoscenza del fatto che il venditore era soltanto comproprietario, il compratore può ottenere soltanto una riduzione del prezzo, oltre al risarcimento dei danni.

(Nella specie correttamente la Corte di Appello ha ritenuto applicabile la disposizione prevista dall’art. 1478 c.c., a nulla rilevando se, al momento della stipula del contratto di vendita, l’acquirente fosse o meno a conoscenza della parziale altruità dei beni vendutigli).

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