201601.12
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RASSEGNA NOVITÀ GIURISPRUDENZIALI N. 45/2015

RASSEGNA NOVITÀ GIURISPRUDENZIALI N. 45/2015

(N.B. Le massime contraddistinte dall’asterisco * sono state predisposte dal redattore verificando il testo integrale della decisione; le altre sono massime ufficiali tratte dal CED della Corte di Cassazione).

CAPACITÀ DELLA PERSONA FISICA

Cassazione, sentenza 11 settembre 2015, n. 17962, sez. I civile
CAPACITÀ DELLA PERSONA FISICA – CAPACITÀ DI AGIRE – Amministrazione di sostegno – Ambito applicativo – Distinzione con l’interdizione e l’inabilitazione – Individuazione – Valutazione del giudice del merito – Criteri – Fattispecie.
Nel giudizio di interdizione il giudice di merito, nel valutare se ricorrono le condizioni previste dall’art. 418 c.c. per la nomina di un amministratore di sostegno, rimettendo gli atti al giudice tutelare, deve considerare che, rispetto all’interdizione e all’inabilitazione, l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma alle residue capacità e all’esperienza di vita dallo stesso maturate, anche attraverso gli studi scolastici e lo svolgimento dell’attività lavorativa (nella specie, si trattava di un’impiegata in ufficio con mansioni esecutive). Ne consegue che non si può impedire all’incapace, che ha dimostrato di essere in grado di provvedere in forma sufficiente alle proprie quotidiane ed ordinarie esigenze di vita, il compimento, con il supporto di un amministratore di sostegno, di atti di gestione ed amministrazione del patrimonio posseduto (anche se ingente), restando affidato al giudice tutelare il compito di conformare i poteri dell’amministratore e le limitazioni da imporre alla capacità del beneficiario in funzione delle esigenze di protezione della persona e di gestione dei suoi interessi patrimoniali, ricorrendo eventualmente all’ausilio di esperti e qualificati professionisti del settore.

FALLIMENTO

Cassazione, sentenza 29 ottobre 2015, n. 22093, sez. Unite civili
GIURISDIZIONE CIVILE – Società a responsabilità limitata, totalitariamente partecipata da “holding” belga, con sede statutaria e produttiva in Italia – Procedura di insolvenza principale in Francia – Avvio di procedura secondaria in Italia – Possibilità – Condizione.
L’apertura nei confronti di una società a responsabilità limitata con sede statutaria e struttura produttiva in Italia (ma facente parte di un gruppo di imprese totalitariamente partecipate da una “holding” finanziaria di diritto belga) di una procedura di insolvenza principale, operata dal giudice francese, ai sensi del Regolamento CE 29 maggio 2000, n. 1346/2000, in base all’individuazione in Francia del suo centro di interessi principali, non osta a che il giudice italiano apra successivamente, verso la medesima società, una procedura di insolvenza secondaria, purché detta società sia qualificabile come “dipendenza”.

PRELAZIONE AGRARIA
Cassazione, sentenza 29 settembre 2015, n. 19251, sez. III civile
CONTRATTI AGRARI – DIRITTO DI PRELAZIONE E DI RISCATTO – Esercizio da parte del proprietario del fondo confinante – Requisito della contiguità tra i fondi – Presenza lungo il confine di un canale irriguo – Idoneità ad escludere la contiguità – Condizioni – Fattispecie.
Ai fini della prelazione e del riscatto agrario, due fondi si considerano confinanti, anche se separati da un canale di scolo delle acque, quando in mancanza di prova contraria si presuma la comunanza dello stesso ai sensi dell’art. 897 c.c., mentre il rapporto di contiguità materiale viene meno allorché il canale sia pubblico per la funzione irrigua esercitata a servizio di una pluralità di fondi, idonea ad attribuirgli una vocazione pubblica incompatibile con quella di mera delimitazione del confine.
(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza del giudice di merito che aveva escluso la contiguità tra i fondi separati da un canale irriguo, attese le rilevanti dimensioni e portata, nonché la sua utilizzazione da parte di ventuno utenti, così assimilandolo ad un canale a destinazione pubblica).

Cassazione, sentenza 29 settembre 2015, n. 19234, sez. III civile
CONTRATTI AGRARI – DIRITTO DI PRELAZIONE E DI RISCATTO – Esercizio del diritto di retratto – Fondo coltivato da affittuario – Condizione ostativa all’esercizio del diritto – Esistenza di trattative per la cessazione del contratto di affitto – Irrilevanza.
In materia di prelazione e retratto agrario, la condizione ostativa all’esercizio del diritto da parte del proprietario del fondo confinante, prevista dall’art. 7, comma 2, n. 2, della l. n. 817 del 1971 e costituita della esistenza di un rapporto di affitto sul fondo oggetto del diritto, non viene meno quando, al momento in cui il fondo sia venduto al terzo, siano pendenti, ma non ancora definite, trattative per la cessazione del rapporto di affitto, persistendo l’insediamento del coltivatore titolare del contratto agrario.

PROPRIETÀ
Cassazione, sentenza 12 novembre 2015, n. 23130, sez. II civile
PROPRIETÀ – Inerenza dello “ius aedificandi” – Conseguenze – Circolazione separata dei diritti edificatori – Condizioni e limiti – Fattispecie.
Lo “ius aedificandi” trova fonte nel diritto di proprietà, del quale rappresenta una facoltà ex art. 832 c.c., sicché i diritti edificatori possono assumere autonoma rilevanza solo in quanto siano oggetto di un’apposita convenzione stipulata dal proprietario dell’area cui accedono; in assenza di tale convenzione, il trasferimento della proprietà del terreno (nella specie, per espropriazione forzata) comporta anche il trasferimento della capacità edificatoria attuale (nella specie, volumetria edificabile connessa a un piano di lottizzazione).

RAPPORTI PATRIMONIALI TRA CONIUGI
* Cassazione, sentenza 27 novembre 2015, n. 24287, sez. II civile
FAMIGLIA – Comunione legale – Vitalizio assistenziale – Vendita di cosa parzialmente altrui – Fattispecie.
La disposizione contenuta dell’art. 1478 c.c., secondo cui, nel caso di vendita di cosa altrui, il venditore è obbligato a procurarne l’acquisto al compratore, opera anche nell’ipotesi di vendita di cosa parzialmente altrui ed anche se la cosa venduta appartenga per quote indivise al venditore e ad un terzo, non potendosi escludere in entrambi i casi l’obbligo di procurare al compratore la proprietà anche della quota altrui, materiale o ideale che sia. Al contratto di vendita vitalizia costituito mediante trasferimento, in corrispettivo, della proprietà di un immobile indiviso, appartenente pro quota ad un terzo, sono applicabili, per analogia, le norme sulla vendita di cosa altrui. Le norme in tema di vendita si applicano non al vitalizio in quanto tale, ma alla prestazione di colui che beneficerà dell’assistenza, quando questa (come nella fattispecie) ha ad oggetto il trasferimento di un bene immobile.
In tema di regime della comunione legale fra i coniugi, la dichiarazione di cui è onerato il coniuge acquirente, prevista nelle lett. f) del 1° co., dell’art. 179 c.c., al fine di conseguire l’esclusione, dalla comunione, dei beni acquistati con il trasferimento di beni strettamente personali o con il loro scambio, non è meramente facoltativa; tuttavia, pur non avendo natura dispositiva, ma ricognitiva della sussistenza dei presupposti per l’acquisto personale, è necessaria solo quando la natura dell’acquisto sia obiettivamente incerta, per non essere accertato che la provvista necessaria costituisca reinvestimento del prezzo di beni personali. Proprio in dipendenza dell’indubitabile peculiarità del bene personale ( prestazioni assistenziali ), il cui scambio avrebbe generato la provvista utilizzata ai fini dell’acquisto di una quota di un immobile vi è più che ragionevole motivo, all’atto della stipula del rogito, per considerare quindi incerta l’esclusione di detta quota dalla comunione legale e, perciò, per indursi e per non omettere la dichiarazione di cui è onerato il coniuge acquirente ai sensi della lett. f) del 1° comma dell’art. 179 c.c.
(Nel caso di specie la S.C. ha confermato la nullità di un contratto di comodato su di un immobile acquistato in regime di comunione da uno dei coniugi, in virtù di un vitalizio assistenziale, senza che l’altro coniuge abbia partecipato all’atto di acquisto e che in esso renda la necessaria dichiarazione di esclusione).

Cassazione, ordinanza 28 settembre 2015, n. 19204, sez. VI – 2 civile
FAMIGLIA – MATRIMONIO – RAPPORTI PATRIMONIALI TRA CONIUGI – COMUNIONE LEGALE – OGGETTO – BENI DESTINATI ALL’ESERCIZIO DI IMPRESA – Beni destinati all’esercizio di impresa costituita “post nuptias” – Regime – Comunione “de residuo” ex art. 178 c.c. – Esclusione automatica e temporanea dal patrimonio coniugale – Fondamento – Meccanismo di cui all’art. 179, comma 2, c.c. – Inoperatività.
In tema di comunione legale, l’art. 168 c.c. disciplina la particolare condizione dei beni acquistati dal coniuge per essere destinati all’impresa da lui gestita e costituita dopo il matrimonio, i quali sono soggetti al regime della comunione legale “de residuo”, ossia ristretta ai soli beni sussistenti al momento dello scioglimento della comunione, sicché non opera per tali acquisti il meccanismo previsto dall’art. 179, comma 2, c.c., rimanendo essi esclusi automaticamente, seppur temporaneamente, dal patrimonio coniugale, senza necessità di specifica indicazione o di partecipazione di entrambi i coniugi all’atto di acquisto, atteso che, mentre la prima norma prende in considerazione beni qualificati da un’oggettiva destinazione all’attività imprenditoriale del singolo coniuge, la seconda si occupa di beni soggettivamente qualificati dall’essere strumento di formazione ed espressione della personalità dell’individuo.

SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA
Cassazione, sentenza 6 novembre 2015, n. 22690, sez. II civile
SOCIETÀ – DI CAPITALI – SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA – SCIOGLIMENTO – Revoca della delibera di chiusura della liquidazione – In data anteriore al 1° gennaio 2004 – Effetti.

Qualora la delibera di chiusura della liquidazione sia stata revocata in data anteriore al 1° gennaio 2004, la società di capitali non è estinta e la sua liquidazione procede in base al regime anteriore al d.lgs. n. 6 del 2003, non rilevando la mancata iscrizione della delibera di revoca, attesa la funzione non costitutiva e di sola pubblicità che l’iscrizione aveva in quel regime.

SUCCESSIONI
* Cassazione, sentenza 26 novembre 2015, n. 24150, sez. II civile
SUCCESSIONI – COLLAZIONE – Donatario – Nudo proprietario dell’immobile – Riserva a favore del de cuius – Spese e miglioramenti – Deducibilità – Sussiste.
La disciplina dei miglioramenti e delle addizioni nell’usufrutto, contenuta negli artt. 985 e 986 c.c., assume a riferimento gli interventi sul bene posti in essere dall’usufruttuario, che si traducono, al momento della restituzione, in altrettanti obblighi del nudo proprietario al pagamento dell’indennizzo.
Il donatario il quale abbia ricevuto la nuda proprietà del bene immobile, con riserva di usufrutto a favore del de cuius , non può invocare a suo favore la regola sancita dall’articolo 748 c.c.: ne consegue che le istanze istruttorie dedotte e reiterate in appello dal donatario, non esaminate dalla Corte d’appello perché assorbite nella ritenuta inammissibilità della richiesta di applicazione dell’articolo 748 c.c., dovranno essere valutate in sede di rinvio, al fine di stabilire se e quali opere realizzate dal predetto, in epoca successiva alla donazione con riserva di usufrutto, debbano essere dedotte a suo favore in sede di collazione.

* Cassazione, sentenza 26 novembre 2015, n. 24147, sez. II civile
SUCCESSIONI – TESTAMENTO – Esecutore testamentario – Compenso disposto dal de cuius – Diritto a tale compenso – Sussiste.
L’art. 711 c.c. stabilisce che l’ufficio di esecutore testamentario è gratuito – fatta salva la possibilità per il soggetto investito dell’incarico di non accettarlo – a meno che il testatore abbia disposto per il medesimo un compenso a carico dell’eredità e salvo comunque il diritto per l’esecutore testamentario di ripetere le spese sostenute per l’esercizio dell’ufficio. Spetta al Giudice di merito accertare e valutare se, oltre agli atti che rientrano nella normale competenza dell’esecutore testamentario – in quanto tali non retribuibili – questi abbia compiuto atti diversi che debbano essere compensati ad altro titolo.

* Cassazione, sentenza 24 novembre 2015, n. 23925, sez. II civile
SUCCESSIONI – Unico cespite ereditario – Coerede – Alienazione della quota indivisa al terzo estraneo – Retratto successorio – Sussiste.
Se un erede aliena ad un estraneo la quota indivisa dell’unico cespite ereditario, si presume l’alienazione della sua corrispondente quota, intesa come porzione ideale dell’universum ius defuncti , e perciò il coerede può esercitare il retratto successorio (art. 732 c.c.), salvo che il retrattato dimostri, in base ad elementi concreti della fattispecie ed intrinseci al contratto (volontà delle parti, scopo perseguito, consistenza del patrimonio ereditario e raffronto con l’entità dei beni venduti), con esclusione del comportamento del retraente, estraneo al contratto medesimo, che, invece, la vendita ha ad oggetto un bene a sé stante.
* Cassazione, ordinanza 16 novembre 2015, n. 23406, sez. VI – 1 civile
Successioni – Abitazione familiare – Coniuge superstite.

La permanenza, dopo il decesso del coniuge, di quello superstite nell’abitazione familiare, integra l’ipotesi di esercizio del diritto di abitazione e di uso dei mobili; tale diritto è posto in capo al coniuge superstite dalla legge, ai sensi dell’art. 540 c.c. ed è, pertanto, escluso che lo stesso possa ritenersi possessore di bene ereditario per gli effetti previsti dall’art. 485 c.c.

Cassazione, sentenza 11 novembre 2015, n. 23014, sez. II civile

SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” – SUCCESSIONE TESTAMENTARIA – FORMA DEI TESTAMENTI – TESTAMENTO OLOGRAFO – DATA – Scheda priva di data – Riferimento a un evento futuro ed incerto – Annullabilità del testamento – Fattispecie.

Qualora la scheda testamentaria sia priva della data e il testatore vi affermi che è stata redatta nel giorno di un evento futuro ed incerto (nella specie, il proprio suicidio), il testamento olografo è annullabile per difetto di data.

VENDITA
Cassazione, sentenza 17 settembre 2015, n. 18263, sez. II civile
VENDITA – SINGOLE SPECIE DI VENDITA – DI COSE IMMOBILI – A MISURA – Vendita immobiliare a corpo – Diritto del compratore alla riduzione del prezzo – Condizioni.
Nella vendita “a corpo” il prezzo è stabilito in relazione all’entità globale del bene indipendentemente dalle sue dimensioni reali, sicché non si procede a diminuzione salvo che la misura reale sia inferiore di un ventesimo rispetto a quella precisata nel contratto, che determina il venir meno della presunzione di indifferenza delle parti rispetto al minor valore dell’immobile e l’applicazione delle ordinarie regole di riduzione del corrispettivo in caso di non corrispondenza tra qualità promesse e cosa trasferita.

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