201601.12
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RASSEGNA NOVITÀ GIURISPRUDENZIALI N. 44/2015

RASSEGNA NOVITÀ GIURISPRUDENZIALI N. 44/2015

(N.B. Le massime contraddistinte dall’asterisco * sono state predisposte dal redattore verificando il testo integrale della decisione; le altre sono massime ufficiali tratte dal CED della Corte di Cassazione).

CONTRATTO PRELIMINARE
* Cassazione, sentenza 19 novembre 2015, n. 23683, sez. II civile

CONTRATTI – VENDITA – Preliminare – Inadempimento del promittente venditore – Ipoteca sul bene – Prezzo formale del bene – Non sussiste.
Nel preliminare di vendita immobiliare, l’inadempienza del promittente all’obbligo di provvedere alla cancellazione di pregresse ipoteche, ovvero la sopravvenienza di iscrizioni o trascrizioni implicanti pericolo di evizione non osta a che il promissario possa decidere l’esecuzione in forma specifica a norma dell’articolo 2932 c.c., e comporta che il promissario medesimo, ove si avvalga di tale facoltà, è dispensato dall’onere del pagamento o della formale offerta del prezzo, potendo chiedere che il giudice, con la pronuncia che tenga luogo del contratto non concluso, fissi condizioni e modalità di versamento idonee ad assicurare l’acquisto del bene libero da vincoli e a garantirlo dall’eventualità dell’evizione.

Cassazione, sentenza 27 ottobre 2015, n. 21855, sez. II civile
CONTRATTI IN GENERE – CONTRATTO PRELIMINARE (COMPROMESSO) – ESECUZIONE SPECIFICA DELL’OBBLIGO DI CONCLUDERE IL CONTRATTO – Preliminare di compravendita immobiliare – Dichiarazione sugli estremi della concessione edilizia – Provenienza dalla parte – Necessità ai fini della pronuncia ex art. 2932 c.c. – Fondamento – Conseguenze.
La dichiarazione sugli estremi della concessione edilizia a norma dell’art. 40, comma 2, della l. n. 47 del 1985 ha natura negoziale e deve essere fatta dalla parte, sicché la sentenza ex art. 2932 c.c. non può essere pronunciata in base a una dichiarazione del difensore del promissario acquirente.

DIRITTI REALI

* Cassazione, sentenza 12 novembre 2015, n. 23121, sez. II civile
DIRITTI REALI – Azione di rivendicazione e azione di restituzione – Criteri distintivi.
L’azione personale di restituzione, come già dice il nome, è destinata a ottenere l’adempimento dell’obbligazione di ritrasferire una cosa che è stata in precedenza volontariamente trasmessa dall’attore al convenuto, in forza di negozi quali la locazione, il comodato, il deposito e così via, che non presuppongono necessariamente nel tradens la qualità di proprietario. Essa non può pertanto surrogare l’azione di rivendicazione, con elusione del relativo rigoroso onere probatorio, quando la condanna al rilascio o alla consegna viene chiesta nei confronti di chi dispone di fatto del bene nell’assenza anche originaria di ogni titolo. In questo caso la domanda è tipicamente di rivendicazione, poiché il suo fondamento risiede non in un rapporto obbligatorio personale inter partes , ma nel diritto di proprietà tutelato erga omnes , del quale occorre quindi che venga data la piena dimostrazione, mediante la probatio diabolica . La tesi opposta comporta la sostanziale vanificazione della stessa previsione legislativa dell’azione di rivendicazione, il cui campo di applicazione resterebbe praticamente azzerato, se si potesse esercitare un’azione personale di restituzione nei confronti del detentore sine titolo.
L’azione di condanna al rilascio di un fondo esercitata dall’attore in base all’esistenza di un proprio titolo di proprietà e all’assenza, per contro, di qualsivoglia titolo che giustifichi il possesso o la detenzione del medesimo bene da parte del convenuto, va qualificata come azione di rivendica, ai sensi dell’art. 948 c.c., a paralizzare la quale è irrilevante che il convenuto deduca di possedere o di detenere l’immobile in forza di un titolo proveniente da un terzo.

DIVISIONE
Cassazione, sentenza 29 ottobre 2015, n. 22097, sez. II civile
DIVISIONE – DIVISIONE EREDITARIA – OPERAZIONI DIVISIONALI – FORMAZIONE DELLO STATO ATTIVO DELL’EREDITÀ – COLLAZIONE ED IMPUTAZIONE – RESA DEI CONTI – Imputazione “ex se” della donazione – Dispensa testamentaria – Ammissibilità – Fondamento.
La dispensa del donatario dall’imputare la donazione alla propria quota di legittima costituisce un negozio autonomo rispetto alla donazione medesima, sicché essa può essere effettuata anche nel successivo testamento del donante.

Cassazione, sentenza 21 luglio 2015, n. 31618, sez. III penale
EDILIZIA – COSTRUZIONE EDILIZIA – Reati edilizi – Art. 17, comma primo, lett. b) n. 1 e 2 – Interventi di manutenzione straordinaria – Ampliamento – Frazionamento o accorpamento di unità immobiliari – Inclusione – Titolo abilitativo – Necessità – Esclusione.
In tema di reati urbanistici, a seguito delle modifiche apportate dall’art. 17 comma primo lett. b), n.1 e 2 del D.L. n. 133 del 2014 (conv. in legge n. 164 del 2014), deve ritenersi ampliata la categoria degli interventi di manutenzione straordinaria, comprensiva anche del frazionamento o accorpamento di unità immobiliari con esecuzione di opere, anche se comportanti una variazione di superficie o del carico urbanistico, per i quali pertanto, ove rimangano immutate la volumetria complessiva e la originaria destinazione d’uso, non è più necessario il permesso di costruire.

REVOCATORIA
* Cassazione, sentenza 17 novembre 2015, n. 23509, sez. II civile
DONAZIONI – Revocatoria – Oggetto dell’atto – Unici beni immobili dei donanti – Riduzione della consistenza del patrimonio – Incerto soddisfacimento del creditore – Sussiste.

In tema di revocatoria ordinaria, ai fini della configurabilità del consilium fraudis per gli atti di disposizione a titolo gratuito compiuti dal debitore successivamente al sorgere del credito, non è necessaria l’intenzione di nuocere ai creditori, ma è sufficiente la consapevolezza, da parte del debitore stesso (e non anche del terzo beneficiario), del pregiudizio che, mediante l’atto di disposizione, sia in concreto arrecato alle ragioni del creditore; consapevolezza la cui prova può essere fornita anche mediante presunzioni.

Ne consegue che è legittima la revocatoria laddove il giudice di merito ha correttamente ravvisato una situazione di pericolo per la banca creditrice nella circostanza che i beni donati erano gli unici immobili di cui disponevano i donanti, essendo evidente che l’atto impugnato ha comportato un’obiettiva riduzione della consistenza del patrimonio del debitore, tale da rendere più incerto e difficile il soddisfacimento del credito.

SUCCESSIONI
* Cassazione, sentenza 11 novembre 2015, n. 23014, sez. II civile

SUCCESSIONE TESTAMENTARIA – Testamento olografo – Data.
In tema di validità del testamento olografo, nel caso in cui il testatore, in seno ad una scheda testamentaria priva di data, affermi che il testamento è stato redatto nello stesso giorno di un avvenimento ancora da verificarsi – come il suicidio -, la scheda testamentaria deve considerarsi priva della data prescritta dall’art. 602 c.c. e, perciò, il testamento è annullabile ai sensi dell’art. 606, comma 2, c.c.

Cassazione, sentenza 29 ottobre 2015, n. 22097, sez. II civile

SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” – SUCCESSIONE NECESSARIA – REINTEGRAZIONE DELLA QUOTA DI RISERVA DEI LEGITTIMARI – AZIONE DI RIDUZIONE (LESIONE DELLA QUOTA DI RISERVA) – Proposizione in sede di divisione ereditaria – Ammissibilità – Fondamento.
Il legittimario può esercitare l’azione di riduzione verso il coerede donatario anche in sede di divisione ereditaria, atteso che gli effetti della divisione – nonostante il meccanismo della collazione – non assorbono gli effetti della riduzione, quest’ultima obbligando alla restituzione in natura dell’immobile donato, mentre l’altra ne consente l’imputazione di valore.

Cassazione, sentenza 29 ottobre 2015, n. 22100, sez. II civile

SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” – DISPOSIZIONI GENERALI – PETIZIONE DI EREDITÀ – Imprescrittibilità – Limiti – Fattispecie.

L’imprescrittibilità della petizione di eredità, sancita dall’art. 533 c.c., non altera l’ordinario regime di prescrizione dei singoli diritti compresi nell’asse ereditario.
(Principio affermato riguardo alla prescrizione di un credito ereditario).

TRASCRIZIONE
Cassazione, sentenza 28 ottobre 2015, n. 22068, sez. II civile
TRASCRIZIONE – LEGGI SPECIALI – LIBRI SPECIALI (SISTEMA TAVOLARE) – Accordo su confine – Efficacia in difetto di intavolazione – Limiti – Fondamento.
Nel sistema tavolare, l’accordo tra i proprietari che stabilisca un confine difforme dalle risultanze del libro fondiario ha solo efficacia obbligatoria tra i contraenti, attesa la necessità dell’intavolazione per l’efficacia “erga omnes”.

USUCAPIONE

* Cassazione, sentenza 19 novembre 2015, n. 23673, sez. II civile

POSSESSO – USUCAPIONE – Contratto preliminare – Mancata stipula del definitivo – Immissione nel possesso – Titolo idoneo all’usucapione – Non sussiste.
Senza la traslazione del diritto di proprietà, senza quindi che il rogito segua il preliminare, non si può stabilire il possesso ai fini dell’usucapione. Quello che viene trasferito è solo l’oggetto del possesso, il quale invece non si compra, non si vende e non si cede per effetto di un negozio. Quindi la cosiddetta immissione in possesso all’atto del preliminare di vendita di immobile (immobile, la cui proprietà ed il connesso pieno possesso si trasferisce compiutamente solo con l’atto definitivo traslativo) non può costituire – di per sé – titolo idoneo abilitativo al fine di un eventuale usucapione del bene. L’art. 1140 c.c., che definisce il possesso, non consente la trasmissione del possesso per patto negoziale indipendentemente ed anteriormente alla trasmissione del diritto di proprietà o di altro diritto reale di cui esso costituisca esercizio.

Cassazione, sentenza 17 settembre 2015, n. 18255, sez. II civile

POSSESSO – EFFETTI – USUCAPIONE – INTERVERSIONE DEL POSSESSO – Possesso sin dall’origine estrinsecatosi in attività corrispondente a diritto di proprietà o di comproprietà – Disciplina ex art. 1164 c. c. – Applicabilità – Esclusione.
L’art. 1164 c.c., regolando la sola ipotesi che taluno abbia inizialmente esercitato un possesso corrispondente ad un diritto reale su cosa altrui, non è applicabile al caso in cui sin dall’origine il possesso si sia estrinsecato in un’attività corrispondente ad un diritto di proprietà o di comproprietà.

VENDITA

* Cassazione, sentenza 19 novembre 2015, n. 23670, sez. II civile

CONTRATTI – VENDITA – Causa di garanzia e non di scambio – Frode alla legge – Sussiste.
Una vendita stipulata con patto di riscatto o di retrovendita è nulla se il versamento del denaro da parte del compratore non costituisca il pagamento del prezzo, ma l’adempimento di un mutuo, ed il trasferimento del bene serva solo a porre in essere una transitoria situazione di garanzia, destinata a venir meno, con effetti diversi a seconda che il debitore adempia o non l’obbligo di restituire le somme ricevute, atteso che una siffatta vendita, pur non integrando direttamente un patto commissorio, costituisce un mezzo per eludere il divieto posto dall’articolo 2744 c.c., e la sua causa illecita ne determina l’invalidità ai sensi degli articoli 1343 e 1418 c.c..
Ne consegue che deve essere dichiarata la nullità accertato che la vendita è stata posta in essere per consentire risultati non voluti dall’ordinamento e una volta accertata la frode alla legge non è necessario accertare la sussistenza di una simulazione o di un motivo fraudolento.

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