201601.12
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RASSEGNA NOVITÀ GIURISPRUDENZIALI N. 43/2015

RASSEGNA NOVITÀ GIURISPRUDENZIALI N. 43/2015

(N.B. Le massime contraddistinte dall’asterisco * sono state predisposte dal redattore verificando il testo integrale della decisione; le altre sono massime ufficiali tratte dal CED della Corte di Cassazione).

CONDOMINIO

* Cassazione, sentenza 12 novembre 2015, n. 23118, sez. II civile

CONDOMINIO – PARTI COMUNI DELL’EDIFICIO – Cortile – Assegnazione di posti auto – Da parte del giudice – Sussiste.

L’assegnazione dei posti-auto nel cortile comune costituisce manifestazione del potere di regolamentazione dell’uso della cosa comune, consentito all’assemblea del condominio; né tale regolamentazione con relativa assegnazione di singoli posti-auto ai vari condomini determina la divisione del bene comune o la nascita di una nuova figura di diritto reale, limitandosi solo a renderne più ordinato e razionale l’uso paritario della cosa comune.
In mancanza di accordo tra i condomini o di delibera assembleare, la regolamentazione dell’uso della cosa comune ben può essere richiesta al giudice e da lui disposta.

* Cassazione, sentenza 11 novembre 2015, n. 23006, sez. II civile

CONDOMINIO – PARTI COMUNI DELL’EDIFICIO – Cortili – In godimento a unità immobiliari dell’edificio condominiale – Non menzionati negli atti di compravendita di dette unità – Proprietà esclusiva o condominiale – Condizioni.
Deve essere annullata con rinvio la sentenza di merito che dichiara la proprietà esclusiva di cortili in godimento a negozi facenti parte dell’edificio condominiale, pur non essendo detti cespiti nominati negli atti di compravendita delle singole unità immobiliari, dovendosi ritenere che la mancata descrizione del cortile e la mancata indicazione del confine interno di ogni singola unità immobiliare acquistata dai singoli convenuti costituiscano elementi di incertezza che avrebbero dovuto essere adeguatamente giustificati, e dovendo invece il giudice di rinvio interrogarsi sulla sommarietà degli atti di acquisto, che non indicano i cortili e illustrare, in base ai confini indicati, quale sia la porzione oggetto di compravendita e spiegare passo per passo le lacune degli atti notarili, ricostruendo il contenuto di ciascun atto, ai fini dell’inclusione o esclusione della porzione contesa, con l’ausilio degli ordinari strumenti logico giuridici.

CONSORZI

Cassazione, sentenza 10 settembre 2015, n. 17900, sez. I civile
CONSORZI – CONTRIBUTI CONSORTILI – Obbligo di contribuzione – Presupposti – Inclusione del fondo nel perimetro consortile e vantaggio diretto e specifico dalla bonifica – Nozione – Fattispecie.
L’obbligo di contribuire alle opere eseguite da un consorzio di bonifica e, quindi, l’assoggettamento al potere impositivo di quest’ultimo, postulano, ai sensi dell’art. 10 del r.d. n. 215 del 1933, la proprietà di un immobile che sia incluso nel perimetro consortile e che tragga un vantaggio, ossia un incremento di valore, diretto e specifico ed idoneo a tradursi in una qualità del fondo, dalle opere, non potendosi considerare sufficiente un beneficio a favore del complessivo territorio e derivante per mero riflesso dall’inclusione del bene in esso.
(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso l’inerenza ad un fondo incluso nel perimetro consortile di alcune opere di elettrificazione e stradali, che andavano a beneficio complessivo dei fondi dell’area di indagine, nonché l’utilità di altre opere idrauliche, stante la preesistenza di canali lungo la strada comunale, nei quali defluivano già in precedenza le acque piovane).

CONTRATTO PRELIMINARE
* Cassazione, sentenza 11 novembre 2015, n. 22979, sez. III civile
CONTRATTI – VENDITA – Preliminare – Promittente venditore – Risarcimento per mancata stipula del contratto definitivo – Quantificazione – Condizioni.

Il risarcimento del danno, imputabile al promittente venditore per la mancata stipulazione del contratto definitivo di vendita di un bene immobile, consiste nella differenza tra il valore commerciale del bene medesimo al momento in cui l’inadempimento è divenuto definitivo e il prezzo pattuito.

FALLIMENTO
Cassazione, sentenza 16 settembre 2015, n. 18149, sez. II civile
FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI – FALLIMENTO – EFFETTI – SUI RAPPORTI PREESISTENTI – VENDITA – NON ESEGUITA – Preliminare di vendita immobiliare – Facoltà di scioglimento del curatore ex art. 72, comma 4, l.fall. – Esercizio nel corso del giudizio di appello ex art. 2932 c.c. – Possibilità.
La facoltà ex art. 72, comma 4, l.fall. del curatore fallimentare del promittente venditore di un immobile può essere esercitata anche nel corso del giudizio d’appello ex art. 2932 c.c., trattandosi di atto di esercizio di un diritto potestativo di carattere sostanziale, rientrante nella discrezionalità del curatore, che opera direttamente sul contratto, sicché può essere effettuata mediante dichiarazione nella comparsa di costituzione o in altro scritto difensivo, come la comparsa conclusionale, o atto del procuratore, anche non sottoscritto dal curatore, la cui sussistenza è rilevabile d’ufficio ai fini della decisione.

ESECUZIONE IMMOBILIARE
Cassazione, sentenza 21 settembre 2015, n. 18451, sez. III civile
ESECUZIONE FORZATA – IMMOBILIARE – VENDITA – TRASFERIMENTO – Vendita – Sospensione – Prezzo notevolmente inferiore a quello giusto – Condizioni.
Il potere di sospendere la vendita, attribuito dall’art. 586 c.p.c. (nel testo novellato dall’art. 19 bis della legge n. 203 del 1991) al giudice dell’esecuzione dopo l’aggiudicazione perché il prezzo offerto è notevolmente inferiore a quello giusto, può essere esercitato allorquando: a) si verifichino fatti nuovi successivi all’aggiudicazione; b) emerga che nel procedimento di vendita si siano verificate interferenze illecite di natura criminale che abbiano influenzato il procedimento, ivi compresa la stima stessa; c) il prezzo fissato nella stima posta a base della vendita sia stato frutto di dolo scoperto dopo l’aggiudicazione; d) vengano prospettati, da una parte del processo esecutivo, fatti o elementi che essa sola conosceva anteriormente all’aggiudicazione, non conosciuti né conoscibili dalle altre parti prima di essa, purché costoro li facciano propri, adducendo tale tardiva acquisizione di conoscenza come sola ragione giustificativa per l’esercizio del potere del giudice dell’esecuzione.

NEGOZI FIDUCIARI
Cassazione, sentenza 8 settembre 2015, n. 17785, sez. I civile
NEGOZI GIURIDICI – FIDUCIARI – Intestazione fiduciaria di quote di partecipazione societaria – Natura – Interposizione reale – Configurabilità – Interposizione fittizia o simulata – Esclusione – Differenze – Conseguenze – Fattispecie.
Realizzandosi il negozio fiduciario mediante il collegamento di due negozi, parimenti voluti, l’uno di carattere esterno, efficace verso i terzi, e l’altro, “inter partes” ed obbligatorio, diretto a modificare il risultato finale del primo, l’intestazione fiduciaria di quote di partecipazione societaria integra gli estremi dell’interposizione reale di persona, per effetto della quale l’interposto acquista (diversamente dal caso d’interposizione fittizia o simulata) la titolarità delle quote, pur essendo, in virtù di un rapporto interno con l’interponente, tenuto ad osservare un certo comportamento, convenuto in precedenza con il fiduciante, ed a ritrasferirgliele ad una scadenza concordata, ovvero al verificarsi di una situazione che determini il venir meno del rapporto fiduciario.
(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l’alienazione di quote societarie dal padre ai figli, con contestuale rilascio di procura irrevocabile alla retrocessione o al trasferimento a terzi, realizzasse un “pactum fiduciae” volto ad attribuire ai figli i poteri gestionali della società e a lasciare al genitore quelli di controllo).

NOTARIATO
* Cassazione, sentenza 17 novembre 2015, n. 23491, sez. II civile
PROFESSIONISTI – Notai – Trascrizione tardiva di atti – Esposizione di anticipazioni non giustificate – Delega di attività – Sospensione – Sussiste.
Il notaio ha la facoltà di rifiutare la propria prestazione professionale se le parti non depositino presso di lui le somme necessarie per le tasse, l’onorario e le spese, ma, una volta che abbia comunque accettato di eseguire la prestazione richiestagli e di ricevere l’atto, il mancato pagamento di tali importi non lo autorizza a sottrarsi all’obbligo di provvedere alle formalità susseguenti (come la registrazione e la trascrizione dell’atto).
Ai sensi dell’art. 14 del codice deontologico professionale, rilevante ex art. 147, lettera b, della legge notarile deve essere contestata e riconosciuta la illecita concorrenza per la mancata specificazione delle anticipazioni, degli onorari, dei diritti e compensi.
(Nella specie è stata confermata la sanzione della sospensione di sei mesi per il notaio responsabile di trascrizione tardiva di atti, esposizione di anticipazioni non giustificate e delega di attività ad altre persone).
* Cassazione, sentenza 17 novembre 2015, n. 23506, sez. II civile

PROFESSIONISTI – N otaio – Violazione della chiarezza e della completezza – Sanzione avvertimento – Sussiste.

Legittima la sanzione dell’avvertimento per il notaio che viola l’art. 50 del Codice Deontologico che disciplina la chiarezza e la completezza degli atti notarili.
(Nella specie il notaio ha omesso il Comune di nascita dello straniero e si è reso protagonista di incongruenze grammaticali nella stesura degli atti).

* Corte Costituzionale, sentenza 22 settembre 2015, n. 234. (Per un commento si veda la rubrica “Dalla parte del codice deontologico” su notiziario odierno. N.d.R.)

Professioni – Notaio – Divieto di riabilitazione in caso di condanna per falso, frode, abuso d’ufficio, concussione, corruzione, furto, appropriazione indebita aggravata, peculato, truffa e calunnia.
La Corte Costituzionale dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 159, comma 3, della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi notarili), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, dalla Corte d’appello di Milano.
(Con ordinanza del 13 novembre 2014, la Corte d’appello di Milano ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 159, comma 3, della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi notarili), nella parte in cui vieta la riabilitazione del notaio già destituito a seguito di condanna per taluni reati. Il giudice a quo è stato investito dal Consiglio notarile di Milano di una domanda concernente l’omologazione del rigetto dell’istanza di riabilitazione di un notaio, condannato in via definitiva per uno dei reati indicati dall’art. 159, comma 3, della legge n. 89 del 1913 e destituito. In questo caso la norma impugnata non consente di riabilitare la persona per rimuovere gli ostacoli a un nuovo accesso alla professione. La riabilitazione, viceversa, può essere concessa in altri casi, ai sensi dell’art. 159, comma 1, della legge n. 89 del 1913).

PRELAZIONE AGRARIA
* Cassazione, sentenza 10 novembre 2015, n. 22872, sez. III civile
SOCIETÀ COOPERATIVA – Cooperativa agricola – Dritto alla prelazione agraria.
Ai fini del riconoscimento del diritto di prelazione agraria è necessaria l’esistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi previsti dalla legge, in particolare che la cooperativa realizzi una efficiente conduzione associata dei fondi.

Se l’attività sociale è limitata a procurare, non solo ai soci, la terra da coltivare a condizioni più vantaggiose del mercato, viene meno la ratio del beneficio riconosciuto alle cooperative agricole dalla L. n. 817 del 1971, art. 16, comma 5, (nel solco segnato dall’art. 42, comma 2, della Carta Costituzionale), non essendo sufficiente il presupposto della natura agricola del soggetto collettivo che per statuto dovrebbe svolgere una o più delle attività di cui all’art. 2135 c.c. – e che a norma del D.Lgs. n. 228 del 2001, art. 1, comma 2, per le cooperative consiste nella prevalente utilizzazione dei prodotti dei soci, ovvero nella fornitura prevalentemente ad essi di beni e servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico – se ne manca la concreta attuazione.
Cassazione, ordinanza 15 settembre 2015, n. 18099, sez. VI – 3 civile

CONTRATTI AGRARI – DIRITTO DI PRELAZIONE E DI RISCATTO – Retratto agrario – Spettanza – Individuazione – Coltivatore diretto del fondo limitrofo – Nozione – Mera attività di imprenditore agricolo a titolo principale – Esclusione.
In tema di retratto agrario, l’art. 7 del d.lgs. n. 228 del 2001 si limita a disciplinare l’esercizio della prelazione in caso di concorso tra più proprietari confinanti, individuando, quale criterio preferenziale, la presenza di coltivatori diretti ed imprenditori agricoli a titolo principale di età compresa tra 18 e 40 anni, ma non incide sulle condizioni richieste dagli artt. 7 della legge n. 817 del 1971 e 8 della legge n. 590 del 1965 per l’insorgere della titolarità del diritto, che è riconosciuto solamente a colui che possiede la qualità di coltivatore diretto del fondo limitrofo, da intendersi quale condizione indicativa dell’attività di coltivazione in senso stretto, restando, invece, priva di rilievo la mera assunzione della qualità di imprenditore agricolo a titolo principale, atteso il “favor” normativo per la riunione, nella medesima persona, delle qualità di proprietario e coltivatore, e per il proficuo accorpamento dei fondi, così da evitare un esercizio del diritto prelatizio con finalità meramente speculative.

RAPPRESENTANZA
* Cassazione, sentenza 11 novembre 2015, n. 22989, sez. III civile
CONTRATTI – Mandato senza rappresentanza per l’acquisto di immobili – Esclusione della forma scritta – Sussiste.
In ossequio al principio di libertà delle forme, il mandato senza rappresentanza per l’acquisto di beni immobili non necessita della forma scritta, che occorre soltanto per gli atti, come la procura, che costituiscono presupposto per la realizzazione dell’effetto reale del trasferimento della proprietà.

REVOCATORIA
Cassazione, sentenza 28 settembre 2015, n. 19129, sez. VI – 3 civile
RESPONSABILITÀ PATRIMONIALE – CONSERVAZIONE DELLA GARANZIA PATRIMONIALE – REVOCATORIA ORDINARIA (AZIONE PAULIANA) – AMBITO OGGETTIVO – Atto di scioglimento della comunione legale tra coniugi – Contestuale trasferimento da parte di un coniuge in favore dell’altro di quota del 50 per cento dell’unico immobile di sua proprietà – Revocabilità – Fondamento.
Ai fini dell’azione revocatoria ordinaria, è lesivo del credito anteriore anche l’atto che sia collegato ad uno o più atti successivi ove risulti che essi, per il breve periodo di tempo in cui sono stati compiuti o per altre circostanze, siano tutti convergenti al medesimo risultato lesivo, sicché è revocabile, sebbene privo di efficacia dispositiva, l’atto di scioglimento della comunione legale tra i coniugi compiuto contestualmente al trasferimento, da un coniuge all’altro, di una quota del 50 per cento dell’unico bene immobile al primo intestato.

TRIBUTI
* Cassazione, sentenza 13 novembre 2015, n. 23219, sez. V civile
Agevolazione “prima casa” – alienazione infraquinquennale – riacquisto a titolo gratuito – decadenza – non sussiste – credito d’imposta
In materia di agevolazione “prima casa”, il punto n. 4 della nota II-bis) della Tariffa, Parte Prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986, all’inizio, espressamente riconosce l’agevolazione sia ai trasferimenti onerosi e sia a quelli gratuiti. Laddove, il medesimo punto n. 4, in fondo, quando stabilisce che per il mantenimento dell’agevolazione debba procedersi all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale, non dice diversamente, giacché, come noto, “acquisto” è sia quello oneroso che quello gratuito. Del resto, l’art. 7 della Legge n. 448/1998, che riconosce un credito d’imposta in caso di trasferimento infraquinquennale, con successivo acquisto entro l’anno, sia quando il nuovo acquisto è oneroso sia quando è gratuito, ha senso soltanto se il beneficio “prima casa” può mantenersi anche in caso l’acquisto della nuova abitazione, entro un anno dall’alienazione della prima, possa esser gratuito.
*Cassazione, sentenza 13 novembre 2015, n. 23225, sez. V civile
Agevolazione “prima casa” – alienazione infraquinquennale in esecuzione accordi di separazione – decadenza – non sussiste
Non decade dall’agevolazione c.d. prima casa chi acquista da terzi, usufruendo dell’agevolazione prima casa ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, l’immobile adibito a casa familiare e poi cede l’immobile stesso prima del quinquennio alla moglie in attuazione degli accordi di separazione consensuale omologata, affinchè resti destinata ad abitazione della prole minore affidata alla madre secondo i suddetti accordi. L’atto in questione non è infatti contrario alla ratio propria dell’agevolazione fiscale c.d. prima casa, ossia favorire l’acquisizione in proprietà della casa da destinare ad abitazione propria e quindi del proprio nucleo familiare, atteso che l’immobile continua a soddisfare la primaria esigenza della conservazione dell’habitat familiare in funzione di tutela della prole, con il solo adeguamento alla sopravvenuta cessazione della convivenza tra i coniugi.

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