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LEGGE DI STABILITÀ 2016. Le società benefit

LEGGE DI STABILITÀ 2016. Le società benefit

Il Disegno di Legge Stabilità – approvato dal Senato nel pomeriggio di ieri, 22 dicembre – introduce, ai commi 376 e ss., la disciplina delle società benefit, la cui principale caratteristica è quella del perseguimento – nell’esercizio dell’attività economica e fermo restando lo scopo lucrativo della divisione di utili – anche di una o più finalità di beneficio comune operando in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse.

Non si tratta in alcun modo di un nuovo tipo sociale, tanto che possono essere società benefit le società di persone e di capitali e le società cooperative e mutue assicuratrici (“le finalità possono essere perseguite da ciascuna delle società di cui al libro V, titoli V e VI, del codice civile, nel rispetto della relativa disciplina”).

In sostanza, l’unica peculiarità di tali società è rappresentata da un affiancamento allo scopo proprio del tipo del perseguimento di finalità di beneficio comune.

Si tratta, peraltro, di un requisito chiaramente statutario: le finalità di beneficio comune debbono specificatamente essere indicate nell’oggetto sociale della società benefit.

Ove si tratti di società diversa da quelle benefit che intenda perseguire anche finalità di beneficio comune, sarà necessario modificare l’atto costitutivo o lo statuto, nel rispetto delle disposizioni che regolano le modificazioni del contratto sociale o dello statuto, proprie di ciascun tipo di società e le suddette modifiche sono depositate, iscritte e pubblicate nel rispetto di quanto previsto per ciascun tipo di società dagli articoli 2252, 2300 e 2436 del codice civile.

Non sono previste, peraltro, deroghe al diritto societario, né benefici o agevolazioni a favore delle società benefit, se non la facoltà di potersi fregiare appunto di tale titolo: “La società benefit può introdurre, accanto alla denominazione sociale, le parole: «Società benefit» o l’abbreviazione: «SB» e utilizzare tale denominazione nei titoli emessi, nella documentazione e nelle comunicazioni verso terzi”.

Al requisito statutario (l’oggetto sociale deve indicare la finalità di beneficio comune) si accompagna anche l’obbligo di operare “in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse”.

Sotto tale profilo, la disciplina precisa che la società benefit è amministrata in modo da bilanciare l’interesse dei soci, il perseguimento delle finalità di beneficio comune e gli interessi di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse, conformemente a quanto previsto dallo statuto. La società benefit, fermo quanto disposto dalla disciplina di ciascun tipo di società prevista dal codice civile, individua il soggetto o i soggetti responsabili a cui affidare funzioni e compiti volti al perseguimento delle suddette finalità.

L’inosservanza di tali obblighi può costituire inadempimento dei doveri imposti agli amministratori dalla legge e dallo statuto e si applica quanto disposto dal codice civile in relazione a ciascun tipo di società in tema di responsabilità degli amministratori.

Si tratta, dunque, di una ulteriore figura che si s’inserisce nell’ambito del terzo settore, pur mantenendo a pieno lo scopo lucrativo.

Di qui la prima e più evidente differenza rispetto all’impresa sociale di cui al d.lgs. 24 marzo 2006, n. 155, per la quale è prevista la destinazione degli utili e degli avanzi di gestione allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio ed è vietata la distribuzione, anche in forma indiretta, di utili e avanzi di gestione, comunque denominati, nonché fondi e riserve in favore di amministratori, soci, partecipanti, lavoratori o collaboratori (art. 3).

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